Friday, June 22, 2007

ROMA 27MAGGIO p.za Venezia dalle18alle20



So che è molto da leggere..ma fatelo.L'ha scritta la ragazza di mio fratello..Ciao vi mando questa mail, sperando vi colpisca al cuore. Un bacio Mikela Care tutte, cari tutti, questa non è la solita mail che “forwardo” per mettervi al corrente di iniziative o informazioni di varia natura che riguardano la Palestina e la lotta del suo popolo per la libertà e la giustizia. Questa è una mail scritta di mio pugno, frettolosamente, ma con sentita partecipazione, rivolta a ognuno di voi. Penso abbiate visto tutti cosa sta succedendo nei Territori palestinesi occupati: l’esercito israeliano spara sulla folla terrorizzata, la cui unica colpa è quella di essere scesa in strada per protestare contro la demolizione delle misere case in cui viveva, segregata, da decenni, senza possibilità alcuna di spostarsi altrove. Succede a Ghaza, dove centinaia di case sono state abbattute perché Israele, lo stato occupante, ha deciso di allargare la zona “di sicurezza” tra la Striscia e l’Egitto. La popolazione inerme ha perso la casa, non può uscire da né spostarsi liberamente dentro Ghaza, non può scendere in strada a dimostrare contro questo ennesimo atto brutale del governo israeliano. Persino il Guardasigilli israeliano dichiarava l’altroieri che l’immagine della vecchina che piangeva sulle macerie della propria abitazione gli ha ricordato i suoi genitori straziati dalle persecuzioni naziste… E’ un ministro dell’attuale governo israeliano a fare simili paragoni! Non so come spiegarvi la morsa allo stomaco che sento da giorni, pensando agli infiniti soprusi che la popolazione palestinese subisce da tempo immemore, al muro che le ruba ulteriore terra, che impedisce a poveri contadini cisgiordani di coltivare i loro terreni, unica fonte di reddito, che toglie loro accesso alle fonti d’acqua, risorsa che Israele ruba impunemente vietando ai palestinesi occupati di scavare nuovi pozzi, agli ulivi sradicati, simbolo ancestrale e altra primordiale fonte di reddito, ai soldati armati fino ai denti che sparano sui ragazzi che lanciano pietre, che impediscono a gente comune di spostarsi liberamente, ai milioni di profughi che vivono da decenni in campi insalubri, fatiscenti, privi di acqua corrente ed elettricità in paesi arabi vicini, dimenticati dalle menti e dagli occhi, alla paura che assale la notte e ti fa tendere l’orecchio verso gli spari, i razzi lanciati dagli F16, ai bambini e agli adolescenti che non riescono più a dormire perché d i notte arrivano i soldati che sfondano le porte delle loro case, arrestano i fratelli maggiori, li portano via e li rinchiudono per settimane in isolamento vietando loro ogni contatto con i familiari, che elaborano capi di imputazione manifestamente infondati per poterli rinchiudere in carcere per anni, che proibiscono loro di incontrare un avvocato per settimane… Hai trent’anni, una famiglia misera da mantenere. Nella tua città il tasso di disoccupazione supera il 70%, da quando l’economia del tuo paese è crollata per via dell’occupazione militare. Devi spostarti in una città più grande per trovare un impiego. Un colloquio di lavoro può trasformarsi in un incubo se per raggiungere il luogo della selezione devi implorare il soldato israeliano di turno di lasciarti passare al check point, se – umiliato – sei costretto a fare dietrofront e a seguire impervie stradine secondarie scalando colline o montagne per aggirare i posti di blocco, rischiando di incontrare pattuglie israeliane che a loro discrezione, sulla tua terra, possono ignorarti o fermarti per ore fingendo di controllare i tuoi documenti. Nel frattempo, lungo il percorso secondario, incontri vecchine piegate sotto il peso di enormi sporte che tengono in testa mentre camminano, studenti universitari che ogni giorno percorrono chilometri e chilometri per raggiungere l’università , gente normale, come te, che per poter andare dal medico, da un familiare, al lavoro, a scuola, è costretta a vagare per ore nella paura. Ogni santo giorno, da sempre, per tutta la vita. Questa non è retorica, questa gente l’ho vista con i miei occhi, l’ho vista farsi umiliare pregando un soldato di farla entrare in una città per poter andare a lavorare, l’ho vista farsi urlare addosso affinché scendesse per l’ennesima volta da un autobus e porgesse ancora e ancora i propri documenti. Questa gente sta marcendo nelle carceri per “reati politici”, sta morendo nelle strade mentre cerca di respingere giganteschi carri armati con delle pietre o si interpone per bloccare le ruspe che spazzeranno via un fazzoletto di terra coltivato da decenni per sostentare un’intera famiglia, questa gente muore ai check point dissanguata perché un soldato israeliano rifiuta di lasciar passare un’autoambulanza. La Quarta Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra del 1949 stabilisce che “la potenza occupante ha il dovere di assicurare, nella piena misura dei suoi mezzi, il vettovagliamento della popolazione con viveri e medicinali” e che sono proibite “ le pene collettive “ come pure “le misure di rappresaglia nei confronti delle persone protette e dei loro beni”. La risoluzione 2625 delle Nazioni Unite del 1970 stabilisce che “nessuna acquisizione territoriale derivante dalla minaccia o dall’uso della forza sarà riconosciuta come legale”. Dugard, relatore Onu, ha dichiarato che “un’annessione di questo tipo ha un altro nome nel diritto internazionale: conquista.” Mi viene in mente il titolo di un libro di Primo Levi: Se non ora, quando? Quando ci renderemo conto che il conflitto israelopalestinese non riguarda due popoli che una visione storica revisionista vuole mostrarci come eterni ed inesorabili nemici, bensì racchiude quanto di più orribile l’umanità riesca a creare, il dominio del più forte sul più debole, il massacro di un popolo nell’indifferenza generale, l’impunità di uno stato criminale e di un governo guidato da un folle carnefice responsabile dei più terribili crimini contro l’umanità? Il 27 maggio il Forum Palestina, l’associazione Amici della Mezzaluna rossa e le Donne in nero indicono un sit-in dalle 18 alle 20 a Piazza Venezia, accanto all’Arab Bank, per - la liberazione di Yasser Arafat - la liberazione di Marwan Barghouti - la liberazione del popolo palestinese Anche io, come voi, ho le mie opinioni politiche e sono io stessa critica verso alcune azioni della leadership palestinese, ma credo sia giunto il momento di oltrepassare gli schieramenti. Ci sarà tempo per discutere, litigare, riframmentarsi, ma ora, in questo momento, centinaia di persone tremano nelle loro case al suono dei razzi e dei bulldozer, implorano soldati di lasciarli raggiungere un ospedale o di non sradicare i loro ulivi… >Alcuni pensano che ci siano tanti altri conflitti per cui varrebbe la pena mobilitarsi, ma di cui si parla ancora meno. E’ vero, e sarei grata a ognuno di voi se me ne mettesse al corrente; penso sia ora di cominciare a uscire dal guscio, a guardarci intorno, a prendere coscienza della devastazione e delle tragedie umanitarie che ci circondano. Possiamo fare poco, ma proprio perché è poco farlo non ci costa nulla. Dimostriamo almeno che la barbarie ci è intollerabile perché svilisce l’umanità intera, svilisce anche noi.

8 comments:

Anonymous said...

PREMETTO che non intendo schierarmi, perche' secondo me tutte e due le parti fanno cazzate a nastro, pero' manca un piccolo dettaglio."...e poi la mattina dopo, andando a scuola, il piccolo XXX, ebreo di 5 anni, sente un'esplosione e si ritrova scaraventato a terra, tenendo ancora per mano la mano della mamma, staccata di netto dal corpo dall'esplosione di un ragazzino 12enne che si e' guadagnato il paradiso di allah. Portandosi all'inferno 10, forse 12 ebrei, alcuni di qualche anno piu' piccoli di lui, che avevano come unica colpa quella di dover prendere un autobus per andare a scuola, come ogni santo giorno. Shalom!"Scusami eh... ma non si puo' essere cosi' di parte, vedere le disgrazie di un popolo rimanendo ciechi da un occhio.

tyaladieswehyahoocom said...

Fortunatamente vedo da tutti e due gli occhi...di civili innocenti ne muoiono a bizeffe..e non faccio differenza sopratutto se si tratta di bambini.Ma se vai a leggere un libro di storia..vedrai che il popolo Palestinese è perseguitato "dall'alba dei tempi" da quello Israeliano...e se un bambino di 12 anni decide di farsi esplodere (di certo non per guadagnarsi il paradiso di allah..mi domando come puoi scrivere una cosa del genere!????)non è perchè gli girava male quel giorno. Credo ,anche se non sono daccordo con la violenza,che quel popolo sia arrivato all'esasperazione. Dimmi tu che mezzi potrebbero usare.Il dialogo?!Non so se hai visto al tg che mentre si costruiva il muro i polizziotti israeliani si sono fatti scudo con un bambino palestinese di8anni legandolo al cofano della camionetta...e chissà quante altre cose succedono che non sappiamo...non per essere di parte..ma PER CAPIRE.ciao..

oosesnshcks82 said...

"il paradiso di allah" era un modo di dire, che vedo non hai colto. Nessuno dice che i 12enni che si fanno esplodere lo fanno perche' quel giorno gli rodeva il chiccherone, pensavo fosse chiaro ma evidentemente non e' cosi'.Posso concordare con quel che hai scritto, ma continui a citare solo le atrocita' (innegabili!!) compiute da UNA delle due controparti.E vorrei ricordarti che non mi risulta che gli ebrei siano sempre stati graditi in ogni angolo del globo.Mai sentita la parola "diaspora"?Infine:Dimmi tu che mezzi potrebbero usare.Il dialogo?!Stai giustificando le bombe e gli attentati suicidi verso obiettivi civili? Se cosi' fosse basta dirlo, smetto di replicare perche' "il dialogo" diventa inutile.

diraioimperfeito31 said...

Non credo ci siamo capiti..stiamo dicendo le stesse cose anche se da un punto di vista un pò diverso..io sono per i popoli repressi come certamente lo sono stati anche gli ebrei!!E non sto giustificando gli attentati suicidi verso i civili sono sicuramente mezzi sbagliati..ho detto che sono per la NON violenza. Ma non riesco a giudicarli.Provo senzo di smarrimento,tristezza e dolore per chi si vede "costretto" ad atti del genere.Mi fermo qui..ti auguro una buona giornata! ;) a presto..

barelydiz said...

ok! ma siccome si sta parlando della condizione palestinese, è fuorviante e sciocco mettere troppa carne sul fuoco. Se il discorso è basato sulla palestina, nazione con "stato-non stato", non vedo che senso logico ha citare le atrocità altrui. Le atrocità chiamano atrocità e se seguissi la tua linea argomentativa arriverei all'esegesi biblica della diaspora! "Stai giustificando le bombe e gli attentati suicidi verso obiettivi civili? Se cosi' fosse basta dirlo, smetto di replicare perche' "il dialogo" diventa inutile." Arrivare a banalizzare l'opinione altrui credendo che comprensione sia sinonimo di giustificazione lo trovo allarmante...

danielniadarkness96 said...

Anmena I love Y!! ;*

lucipoder68 said...

ok! ma siccome si sta parlando della condizione palestineseQuello che intendevo dire, ma che evidentemente ho espresso in modo poco chiaro, e' che non reputo corretto estrapolare la condizione dal contesto generale. Ovviamente si tratta di un'opinione personale, ma non credo che i civili israeliani che muoiono continuamente siano messi in modo "fuorviante e sciocco" in mezzo.Il discorso non era basato sulla palestina in quanto stato-non-stato, ma sulle condizioni di vita del popolo palestinese. C'e' un po' di differenza.Arrivare a banalizzare l'opinione altrui credendo che comprensione sia sinonimo di giustificazione lo trovo allarmante...No, infatti ho chiesto una conferma o una smentita. Una conferma mi avrebbe portato al silenzio, una smentita a proseguire il dialogo.

outbackjackandjill810 said...

si perchè?!!?..